Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno
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L'edificio

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Il Museo Diocesano San Matteo è ospitato nell'edificio che fino agli anni Ottanta dello scorso secolo fu sede del Seminario Diocesano. Con la Biblioteca e l’Archivio è assurto ad eminente polo culturale, riferimento della città e della provincia. Il Seminario Vescovile di Salerno fu fondato dall’arcivescovo Gaspare Cervantes, a seguito delle prescrizioni dettate dal Concilio di Trento il 15 luglio 1563, in cui si prevedeva l’istituzione in tutte le Diocesi di un centro di formazione dei giovani che desideravano diventare sacerdoti. Il luogo prescelto per la costruzione dell'edificio fu individuato a nord della Cattedrale, ma la sua realizzazione avvenne in maniera disorganica, tanto che fu subito avvertita l’urgenza di una sua ristrutturazione per rispondere alle esigenze didattiche e all'elevato numero dei convittori che usufruivano della struttura. Ma fu solo 1726 che si procedette ad un intervento più razionale e sistematico, grazie alla volontà dell’arcivescovo Paolo de Vilana Perlas. I lavori continuarono negli anni successivi durante gli episcopati di Fabrizio De Capua (1731-38) e di Casimiro Rossi (1738-58). Ma la stagione che coincise con una trasformazione dell'immobile, è quella dell’arcivescovo Lupoli, che nel 1832 fece sopraelevare il secondo piano e rifare l’intera facciata. Durante questi interventi l’edificio assunse l’attuale fisionomia rigorosamente neoclassica. Il Palazzo del Seminario ha funzionato come tale fino al 1980, poi, a seguito degli eventi sismici che compromisero la statica dell’edificio, l’Istituto fu trasferito alla Colonia San Giuseppe e, nel 1999, nel nuovo Seminario Giovanni Paolo II costruito a Faiano. Il vecchio edificio, in cui si era individuata la sede naturale per il nuovo Museo, per l’Archivio e per la Biblioteca diocesani fu interessato da importanti lavori di restauro curati dalla allora Soprintendenza per i B.A.A.A.S. Di Salerno e Avellino. Il nuovo Museo fu inaugurato nel 1990, quando vi si trasferì, dagli angusti locali posti a ridosso della Cattedrale, la preziosa collezione, a buon diritto considerata, una organica rassegna della produzione artistica dell’Italia meridionale dal medioevo al XVIII secolo.

La collezione

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La raccolta museale fu individuata negli anni Trenta dello scorso secolo da mons. Arturo Capone, il quale, consapevole del valore dei beni di proprietà della Cattedrale, volle riunire in collezione quelli non utilizzati durante i riti e conservati nella sacrestia e nel Tesoro, evitandone così la dispersione. Il Museo venne quindi istituito nel 1935 e le preziose opere vennero esposte in un primo tempo solo in due piccole sale collocate nell’edificio a ridosso della navata di sinistra della Cattedrale, cui vennero poi aggiunti altri ambienti che resero più spaziosa e fruibile l’esposizione. Il nucleo iniziale della collezione era costituito dalle opere d'arte donate dal Marchese Ruggi D'Aragona e dall'Arcivescovo Isidoro Sanchez de Luna, e da preziose opere d'arte conservate nella sacrestia della Cattedrale. Il Museo fu arricchito nel tempo anche da opere d'arte provenienti da chiese della Diocesi, acquisite grazie ad acquisti e donazioni; esse costituiscono una significativa selezione della cultura figurativa dell'Italia meridionale dall’XI al XVIII secolo. Particolare rilievo sono le testimonianze dell’arte medioevale, frutto della temperie culturale che caratterizzò le regioni dell’Italia meridionale, al centro dei complessi rapporti commerciali ed intellettuali che si tenevano tra Oriente e Occidente. Preziosissimo è il ciclo degli avori, che costituisce la più completa raccolta del Medioevo cristiano esistente al mondo, risalente al XII secolo. Il museo conserva gli 11 fogli di pergamena miniata dell'Exultet, databili agli inizi del XIII. La collezione museale testimonia con efficacia lo sviluppo della cultura figurativa meridionale dalla tradizione orientale-bizantina, gli influssi giotteschi, martiniani ed avignonesi, agli echi della cultura improntata da artisti veneti, marchigiani e ferraresi. Il Cinquecento e le novità della pittura rinascimentale, espresse al sommo grado dall'arte di Raffaello sono documentate dall'opera di Andrea Sabatini, i cui dipinti costituiscono un’ampia sezione del Museo. La raccolta seicentesca è composta quasi esclusivamente di opere napoletane con un gran numero di quadri di cultura naturalistica ed una piccola componente di cultura barocca. Non pochi di questi dipinti hanno trovato posto in studi specialistici con attribuzioni a pittori idi primo rilievo. Si ricordano fra questi Filippo Vitale, Jusepe de Ribera, Francesco Guarino, Andrea e Nicola Vaccaro, Giovan Battista Beinaschi, fino a Luca Giordano. Il Museo vanta anche un interessante lapidarium, attualmente collocato sul loggiato della Cattedrale, con reperti databili tra il I secolo a.C. e il XVII d. C. , una collezione di monete della Magna Grecia, della Repubblica di Roma, dell'Impero Romano e della Zecca di Salerno Una piccola sezione è stata realizzata grazie al lascito testamentario fatto al Museo da Mons. Arturo Carucci, che per più di sessant’anni ne fu l'indimenticato Direttore.
Orari & Costi

09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Chiuso il mercoledì

Adulti 2,00€
Studenti (di ogni ordine e grado) 1,00€


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